Quella che un tempo era una piccola del calcio tedesco orientale oggi è l’unica squadra dell’est in Bundes. Mentre la “grande” è finita nel dimenticatoio
Il Muro di Berlino è caduto nel 1989. Da allora la capitale tedesca ha cambiato faccia: la vecchia divisione eretta nel 1961, oggi ridotta a una linea che scorre, innocua, per le vie della città, non esiste più.
Le differenze tra est e ovest, però, sono rimaste come un po’ in tutta la Germania. E questo vale anche nel calcio. Berlino non è propriamente una città “calciofila” o, per lo meno, non è il primo posto che viene in mente quando si fa il collegamento calcio-Germania: Monaco, Amburgo, Dortmund, Gelsenkirchen sono le zone del Fussball. Eppure, anche la capitale ha la sua storia fatta di stadi e squadre. Ed è una storia tutta particolare: ancora oggi chi nasce nella parte ovest della città sarà, molto probabilmente, un tifoso dell’Hertha, mentre chi viene da uno dei quartieri un tempo parte della Repubblica Democratica Tedesca, diventerà quasi sicuramente un fan dell’Union. Eppure, questa squadra che si è appena qualificata per la prima edizione della Conference League, ai tempi del Muro, non era una forza del calcio comunista. Anzi, navigava nelle zone basse della classifica. La grande di Berlino Est era la Dynamo, la squadra della Stasi, la principale organizzazione di sicurezza e spionaggio della Germania Est. Un club che oggi latita nelle serie dilettantistiche del calcio tedesco. E che ha un pesante fardello da scrollarsi di dosso.
Dynamo Berlino: la nobile decaduta
Dal 1978 al 1988, la Dynamo Berlino ha sempre vinto il campionato. Dieci vittorie consecutive che, però, sono presto spiegate: Erich Mielke, ministro della Sicurezza di Stato, il temibile organo di controllo e spionaggio, era presidente onorario del club. Eppure, al tempo un po’ tutto ciò che accadeva nel mondo della DDR, la Germania Est, era controllato dal partito unico che si trovava al potere, la Sozialistische Einheitspartei Deutschlands o SED.
In quel mondo, il calcio aveva un ruolo determinante. Negli anni precedenti all’epopea della Dynamo, le squadre di Berlino non avevano ben figurato: dopo l’ultimo campionato vinto dal ASK Vorwärts Berlin nel 1969, la questione del titolo di campione della Germania Est era rimasta lontana dalla capitale. Nel 1978, però, la Dynamo di Mielke non ha più perso, mettendo in riga, anche grazie agli aiuti arrivati dall’alto, tutti gli altri club. In questo contesto, l’Union si colloca in una posizione che, apparentemente, potrebbe sembrare diametralmente opposta. La squadra che oggi rappresenta ciò che resta della DDR-Oberliga, infatti, era nata come squadra operaia. Squadra operaia che, però, era ben radicata all’interno del sistema voluto dalla SED: un club di media classifica che deve fungere da distrazione per i lavoratori. Nulla di più: guai a intaccare il blasone della Dynamo. Se si guarda alla lista dei presidenti dell’Union dell’epoca, nessuno di loro era al di fuori del partito.
Insomma, il sistema sembrava funzionare perfettamente: la squadra dei potenti vinceva, quella della gente comune arrancava a metà classifica. Poi le cose sono iniziate a cambiare, la Dynamo, infatti, ha cominciato ad attirare sempre più tifosi. Se in un primo momento i supporter della squadra della Stasi erano per lo più persone vicine al regime comunista, con il passare degli anni, sempre più giovani vicini al movimento punk e oppositori della DDR hanno cominciato a riempire le gradinate del Friedrich-Ludwig-Jahn-Sportpark. Inizialmente, il ministero della Sicurezza di Stato non intervenne, felice di poter mostrare uno stadio pieno e rumoroso. Verso la metà degli anni Ottanta, però, la Stasi si rese conto che stava iniziando a perdere il controllo della sua tifoseria.
Qualsiasi intervento di riportare i supporter della Dynamo sulla retta via, però, sarebbero stati vani: di lì a pochi anni il regime comunista sarebbe caduto, lasciando il calcio dell’est in balia dei regolamenti dell’ovest e abbandonando la Dynamo con un’etichetta pesante sul suo seguito.
Lo sfascio del calcio della Germania Est e la Dynamo dei…fascisti
Se si guarda alla Bundesliga che sta per partire, quella della stagione 2021-2022, si nota immediatamente qualcosa: 16 squadre sono dell’ovest, due sono dell’est. Se si analizzano le due squadre orientali, si può notare come il RB Lipsia, in realtà, non sia mai esistita nell’epoca del Muro. Il club, infatti, è nato nel 2009 su volere della multinazionale austriaca Red Bull che ha creato la società dal nulla. Un’origine che più lontana dalla storia del calcio della DDR non si può.
Resta quindi solo l’Union a baluardo di quella tradizione calcistica dell’est che ancora oggi viene utilizzata più spesso come fenomeno di marketing che altro. Ma cosa è successo al calcio dell’est? Perché tutte le squadre sono sparite o quasi? E perché è rimasta solo l’Union Berlin?
La risposta a queste domande va ricercata tornando indietro di trent’anni. La stagione 1990-1991, infatti, fu la 44° e ultima della storia della DDR-Oberliga. Quell’anno la prima e la seconda classificata ottennero l’accesso alla nuova Bundesliga, mentre dalla terza alla sesta finirono nella 2. Bundesliga, la Serie B tedesca. Le altre otto squadre finirono nell’oblio delle serie minori, dicendo addio ai soldi e al lustro del calcio professionistico. Questo, unito alla fuga all’ovest dei migliori calciatori dell’epoca come, per dirne uno, Matthias Sammer e alla mancanza del sostegno politico di cui avevano beneficiato fino ad allora, causò la caduta di moltissimi club. Soprattutto quest’ultimo punto spiega come mai squadre che, durante il periodo della DDR erano piccole realtà come l’Hansa Rostock, l’Energie Cottbus e appunto l’Union Berlin siano state in grado di fare meglio dell’ex grandi del calcio tedesco orientale.
L’Union Berlin, inoltre, ha aggiunto il sostegno dei suoi tifosi, che si sono spesi per la ristrutturazione dello stadio e che, nonostante in alcuni casi ammicchino all’est, più per questioni folkloristiche e di marketing che altro, si sono affidati negli anni Novanta e Duemila a proprietari dell’ovest. E questo ha dato alla società basi solide sulle quali si è costruita la squadra che oggi può tenere testa alle realtà blasonate del calcio tedesco.
E la Dynamo? Beh, l’ex squadra della Stasi non ha avuto la stessa fortuna. Finito il sostegno politico, la Dynamo ha chiuso l’ultimo campionato della DDR-Oberliga all’undicesimo posto, scivolando immediatamente nelle serie minori della neonata Germania unita. Da allora, non si è più ripresa. I tifosi si sono divisi: i vecchi supporter di sinistra sono andati allontanandosi, mentre gli hooligan degli anni Ottanta hanno iniziato a farla da padrone. Molti di loro, con il tempo, si sono avvicinati a posizioni di estrema destra, spesso sfociate in aperto neonazismo a supporto del gruppo Pegida, come spesso accade nelle zone un tempo controllate dalla DDR. E oggi la Dynamo, l’ex squadra del regime comunista, gioca le sue partite nel vecchio Friedrich-Ludwig-Jahn-Sportpark, nel cuore del quartiere hipster di Prenzlauer Berg, e con l’etichetta di squadra fascista difficile da levare.
Articolo pubblicato il 5 giugno 2021 su nicoloschira.com.