Si parla di un club alternativo e si cita, sempre, il Sankt Pauli. Sulla piccola squadra di Amburgo si è scritto e detto di tutto. Sono stati pubblicati libri e realizzati documentari, anche incentrati sulla storica rivalità con l’HSV, l’Amburgo come è noto in Italia. Eppure, il Sankt Pauli non è l’unico club europeo con quelle caratteristiche che, nel mondo del calcio, sono assai rare: tifosi alternativi, politicamente schierati a sinistra e capace di attirare appassionati da tutto il mondo nonostante militi nelle serie inferiori. In Belgio, infatti, e più precisamente nella capitale Bruxelles ha sede la Royale Union Saint-GilloIse, nota a tutti come Union. Si tratta di una sorta di Sankt Pauli in salsa belga, con una differenza: un passato da grande.
UNA STORIA DA NOBILE… DECADUTA – Fondata nel 1897, l’Union ha vinto undici campionati tra il 1904 e il 1935, annichilendo la concorrenza. Dopo aver vinto il loro primo titolo, Les Unionistes giocarono una partita amichevole contro la nazionale francese in una partita di gala in onore della neonata FIFA: i gialloblù batterono la Francia per 3 a 1, dando il via alla loro incredibile storia.
Nel 1920, la nazionale belga che vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Anversa era composta da ben sette calciatori della squadra nata nel quartiere di Saint Gilles. Tra questi figurava anche Louis Van Hege, attaccante che aveva giocato sette stagioni nel Milan prima di rientrare in patria per combattere la Prima guerra mondiale e, successivamente, chiudere la carriera dove l’aveva iniziata, tra le fila dei gialloblù dell’Union.
A partire dal 1933, poi, il club divenne praticamente imbattibile, inanellando la bellezza di sessanta vittorie consecutive, un record che resta ancora oggi imbattuto in Belgio. Questi incredibili risultati, raccolti in un tempo in cui il calcio in tutta Europa si trovava ancora in una fase pioneristica, ne fanno ancora uno dei club più titolati del Paese.
Ma la storia gloriosa della squadra di Bruxelles non si concluse con la fine delle vittorie dei campionati nazionali. Negli anni Cinquanta e Sessanta, infatti, l’Union diede bella mostra di sé nelle competizioni internazionali, arrivando a giocarsi partite storiche contro Roma, Olympique Marsiglia, Dinamo Zagabria e Juventus in coppa delle Fiere, l’antenata dell’odierna Europa League. Nell’edizione 1958-60, i gialloblù ottennero il miglior risultato di sempre, raggiungendo la semifinale del torneo e venendo eliminati dal Birmingham, poi a sua volta sconfitto dal Barcellona vincitore del torneo.
Da lì in poi, con l’imporsi dell’Anderlecht, dello Standard Liegi e, poco più avanti, anche del Club Brugge, Les Unionistes iniziarono una lenta discesa verso l’oblio del calcio belga, fino a retrocedere in terza divisione negli anni Ottanta.
“TUTTA LA MIA VITA UNIONISTA E ANTIFASCISTA”: LA SQUADRA ALTERNATIVA PER ECCELLENZA – A partire dal 2015, l’Union è tornata nel calcio professionistico è stata acquistata tre anni dopo da Tony Bloom, proprietario del Brighton, per tenere un piede sul mercato europeo dopo l’annuncio della Brexit. Il club ha attirato intorno a sé un pubblico molto eterogeneo. E in una città che ospita una popolazione proveniente da circa 180 Paesi del mondo e nella quale si parlano ben 108 lingue differenti, di cui tre considerate ufficiali, non potrebbe essere altrimenti. Ma nel caso dell’Union, quello che sorprende è che si tratta pur sempre di un club di seconda divisione belga, oggi noto, per questioni di sponsorizzazione, come Proximus League.
“Credo che l’Union rappresenti i due lati di Bruxelles – spiegava in un’intervista al sito The Bulletin, il direttore della comunicazione del club Alexandre de Meeter – il lato storico, accessibile, amichevole e bon-vivant, ma anche l’aspetto moderno di Bruxelles, molto multilingue, con molti europei”. Sono tanti, infatti, i tifosi attratti dalla squadra e che, stabilitisi in città, decidono di seguirla. Dopotutto, l’Union anche tra i belgi unisce supporter di madrelingua francese e fiamminga, con un seguito tra gli studenti universitari degli atenei cittadini divisi per lingua di insegnamento.
Ma l’altra particolarità del tifo dell’Union sta nella sua connotazione politica, i fan più caldi sono infatti dichiaratamente “antirazzisti e antifascisti”, con un motto che spesso viene esibito allo stadio che recita “tutta la vita unionista e antifascista”. Un punto in comune con il Sankt Pauli, anche se questa aperta esposizione ha portato, negli ultimi tempi, ad alcune divergenze con la polizia e con il club. Poco prima che la pandemia da Covid-19 chiudesse gli stadi, i tifosi avevano esposto uno striscione con il loro motto sugli spalti e la polizia, apparentemente chiamata dal club, lo aveva fatto rimuovere considerandolo una provocazione: “I tifosi dell’Unione sono un esempio per molti altri club, in Belgio e all’estero – aveva fatto notare la deputata Els Rochette a difesa dei tifosi – versi di scimmie e altri comportamenti razzisti di questo tipo, come quello che Lukaku ha recentemente sperimentato in Italia, sono completamente inimmaginabili nell’Unione. L’antifascismo è un simbolo e parte dell’identità del club e un segno di tolleranza. Significa che tutti sono benvenuti nello stadio, tranne i razzisti e i fascisti”.
Una presa di posizione che ricorda tanto quelle dei tifosi del Sankt Pauli e che, al contrario dei “cugini” tedeschi 14esimi in 2. Bundesliga, la Royale Union Saint-Gilloise, prima in Proximus League, potrebbe riportare presto in prima divisione.
Articolo pubblicato il 9 febbraio 2021 su nicoloschira.com.